Il valore della musica e dell’industria culturale

Ciao ben tornato su gregorioferraris.com , oggi volevo parlarti di quello che per me è il vero valore della musica. Non è un articolo tecnico e quello che leggerete sono mie personalissime opinioni. Nella prima parte parlerò del valore musica, quello intrinseco e inalienabile, e nella seconda parte del valore economico dell’industria della cultura. Mi concentro principalmente sulla musica perché è il territorio che conosco meglio, ma questo discorso può essere ampliato a tutte le forme artistiche e culturali esistenti.

Con la cultura non si mangia

Ministro Tremonti

Sono passati anni da quando il ministro disse questa impopolare frase. Oggi, con dati alla mano, cercherò di spiegare il pressapochismo dietro questo concetto. Non è un post con risvolti politici, questa frase mi serve solo come spunto per dimostrare quanta poca attenzione ci sia attorno in questo settore.

Sono molto combattuto nello scrivere queste righe. Il tema si discosta molto da quello che è l’argomento principale del blog, ma questo articolo nasce da un esigenza: quella di chiarire cosa si perde ogni volta che si discrimina la cultura e l’arte come “cosa di poco valore” perché non produce beni tangibili. Voglio utilizzare questo interessantissimo argomento come filo rosso per collegare fatti che a un primo sguardo non presentano correlazione tra loro, ma che in seconda analisi si dimostrano come sfumature della stesso colore; o per meglio dire note della stessa scala.

L’arte del passato in Italia

Essere attenti al suono è anche essere attenti alla totalità del mondo e allo sviluppo antropologico e culturale; infatti un buon ascoltatore sa di dover prestare attenzione a molti dettagli che nella vita spesso sfuggono, ma che fanno della nostra esistenza una sublimale partecipazione nel creato

L’ascolto Professionale – Gilberto Maritnelli

L’ Italia è sempre stata un incubatrice formidabile di forme d’arte nella storia più remota. Complice probabilmente l’assetto geo-politico del nostro paese, nel periodo rinascimentale, abbiamo visto il prolificare di arti. Le arti più note ora sopratutto visive e architettoniche. Questa predominanza culturale rispetto alla musica dipendono forse dal fatto che, a differenza della musica che svanisce nel momento stesso dell’esecuzione, lasciano oggetti materiali quasi immutabili nei secoli.

Le arti sono sempre state uno strumento formidabile di propaganda politica e di affermazione del proprio potere. Le statue, gli affreschi, i palazzi e anche la musica erano usati per raccontare la storia di un evento o per celebrare l’importanza di un sovrano. Un Italia così frammentata fu terreno fertile per gli artisti. Le arti hanno potuto godere di mecenati generosi che erano ben disposti a mantenere artisti per promuovere l’immagine pubblica di se stessi.

mappa della situazione geo-politica rinascimentale

Queste arti ora costituiscono parte integrante del nostro background culturale e hanno aiutato a costruire la nostra identità nazionale. Ogni italiano è fiero di essere parte del paese che ha dato origine alla cappella sistina, il duomo di milano o la reggia di caserta. Come ogni italiano è consapevole della lunga tradizione letteraria italica, a partire dal Decamerone di Boccaccio e la Divina Commedia di Dante Alighieri.

Anche la musica ha partecipato a questa identità più di quanto l’individuo comune sia disposto ad accettare. Pensiamo per esempio all’opera e l’operetta italiana, che si è diffusa in tutto il mondo al pari di quella dell’area germanica. La musica ha profondamente contribuito alla unificazione d’italia, pensiamo a grandi compositori della musica italiana come Verdi. Giuseppe Verdi fu forse il simbolo di tale contributo identitario, la sua musica esprimeva il sogno italiano di un italia libera dalle dominazioni estere.

Il valore della musica

Il valore della musica, intrinseco e inalienabile

Vorrei analizzare il valore più profondo della musica, quello non visibile al primo sguardo ma che la rende davvero preziosa. Potendo acquistate un brano a 99 centesimi sugli store digitali viene da pensare che la musica sia cosa da poco. Merce di poco valore che può essere acquistata per uno specifico scopo, consumata fino alla nausea per poi passare alla canzone successiva. La colonna sonora di giornate monotone e tutte uguali, il sottofondo di una routine; e come la routine delle giornate anche la musica viene trattata con poca attenzione all’ascolto, sentita ma non ascoltata durante i nostri noiosi task giornalieri. Questa modalità di consumo musicale che non riesce a più a rappresentare quei valori profondi che l’hanno sempre contraddistinta.

Il valore della musica però è ben altro di quello che la società post moderna gli attribuisce. Possiamo attribuire due grandi valori alla musica: la creazione d’identità e la trasmissione di idee e emozioni.

Creazione di identità

Il primo è, come già stato detto precedentemente, l’attribuzione di identità. Fenomeno che si è radicalizzato nella seconda metà del 900 con la cultura Hippie e l’affermazione di controculture. In realtà l’attribuzione di identità è molto più profonda. Già in tempi antichi esisteva una musica divisa per classi sociali e per apparenza alla zona Geo-politica, tutta via queste divisioni erano puramente culturali. Il popolo del passato non ascoltava la stessa musica dell’élite nella maggior parte dei casi , come le varie aree di apparenza dei compositori sviluppavano ricerche musicali differenti. Non c’è ragione di pensare che un nobile non potesse apprezzare la musica del popolo una volta fatto cadere il pregiudizio, e viceversa il popolo non poteva accedere alla musica colta solo perché retaggio dell’élite dominante.

Affrontare il tema in maniera esaustiva sarebbe in possibile, non basterebbe un enciclopedia. Analizzerò quindi solo l’ultimo secolo nei punti principali.

Certamente in tutti questi casi non ci fu solo la musica come causa degli eventi, ma la musica fu un aggregatore sociale che accelerò, favorì e accompagnò i processi analizzati.

Nel ‘900

Mississipi blues- valore della musica

A cavallo tra la fine del 1.800 e l’inizio del 1.900 in america l’identità e la musica sono diventati un tema fondamentale. Gli schiavi afroamericani iniziarono a sviluppare nuove forme musicali. La loro identità non era più africana, ma neanche completamente americana. La loro identità era un mix delle varie culture e la musica lo rappresentava di conseguenza.

Dalle culture europee presero l’armonia e da quelle africane il ritmo, dando origine al primo jazz. Nei riti religiosi venne sviluppato il Gospel, nei campi intorno al Mississipi il Blues per dare il ritmo al lavoro ed esteriorizzare le sofferenze della loro schiavitù. Questi generi per molto tempo furono chiamati genericamente Race Music, ovvero la musica di razza, la musica dei non bianchi. La musica non era quindi solo un identità culturale ma una vera e propria dichiarazione di apparenza etnica. Appartenenza che fu anche oggetti di ostruzione da parte dell’etnia bianca dominante, come si può evincere dal manifesto dell’epoca riportato sotto.

Volantino di propaganda contro la race music - valore della musica
Volantino di propaganda anti Race-Music

Come possiamo vedere la musica ha creato un identità reale a persone che discendono da popoli provenienti dai posti più disparati dell’Africa, ognuno con la sua cultura e le sue tradizioni. Queste persone come unico retaggio culturale comune hanno avuto solamente la schiavitù. la creazione di un identità rese possibile il creare una comunità di americani di origine africana. Comunità che prese coscienza di se stessa proprio per la formazione di una cultura unitaria. Non fu solo la musica a creare questa identità ma comunque la musica contribuì e accelerò enormemente il processo.

Anni 50

Con gli anni 60 e 70 la musica è stata anche una dichiarazione di appartenenza a determinate sub-culture urbane. Il genere musicale era un aggregatone sociale di persone che condividevano idee politiche, visione del futuro e visione della vita analoghe. Il sia i generi derivanti dal rock per i bianchi americani che tutti i generi di Black Music per i neri americani, rappresentarono un perno fondamentale nella costruzione di identità collettive e favorivano la circolazione di idee nuove nella comunità di riferimento.

Negli anni 50 la musica fà un ulteriore passo in avanti, non si limita a creare identità condivise di una comunità, ma creò dei veri e propri fenomeni di cultura di massa. Questa rivoluzione iniziò in maniera molto frivola rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare. Quando i Beatles diventarono un fenomeno di massa parecchie migliaia di giovani in tutto il mondo iniziano a condividere un ideale comune. I Beatles diventano dei sex-symbol per le ragazze e dei Role-mode per i ragazzi di tutto il mondo, che di punto in bianco si trovano accomunati dalla musica e dalla cultura.

The Beatles
The beatles

Questo fenomeno in scala nazionale era riscontrabile già negli USA con Chuck Berry, il vero capostipite del Rock ‘n Roll. Il Rock ‘n Roll in aperto contrasto con la narrazione moderna, che la racconta come musica dei ragazzi bianchi americani, fu Race Music nata dal Chicago blues. Il Rock nasce come musica fatta da artisti neri per un pubblico afroamericano. Chuck Berry fu un evento culturale di forte impatto negli USA delle leggi razziali ed Apartheid. Questa nuova musica però non conosceva le barriere razziali, la musica Rock faceva muovere i ragazzi bianchi tanto quelli neri. Anche in questo caso la musica rappresentò valori culturali e nuove identità e nuove.

chuck berry
Chuck Berry

Anche in questo caso è probabile che le idee che poi si sono espresse circolassero, e che sarebbero prima o poi state espresse. La musica tuttavia anche in questo caso ha funzionato da canalizzatore, creando un identità diffusa più velocemente di qualsiasi altro medium. La musica ha permesso di plasmare velocemente il mondo che conosciamo oggi, criticare vecchie ideologie per sostituirle con le nuove idee.

Negli anni 60 e 70 la musica diventò un incubatore di culture ancora più efficiente. Come accennato a inizio capitolo la musica diventò un aggregatone sociale di tutte le sub-culture urbane, che oltre i gusti musicali condividevano ideali politici e visione del futuro. Dal movimento Hippie con Wooldstok, passando alla musica della beat generation e arrivando al punk con la loro ribellione estrema; la musica fu sempre una costante che accomunò le persone e permise la circolazione delle idee.

La rappresentazione delle idee e delle emozioni

Ho approfondito il nostro ascolto nella serie di articoli sulla psicoacustica. Gli studiosi sono riusciti a decifrare alla perfezione il fenomeno fisico del suono, sono in parte riusciti nell’ardua impresa di decifrare come noi ci relazioniamo al suono, capendo anche quando il suono ci trae in inganno. Ancora non è chiaro come la musica riesca a sintonizzare le nostre emozioni.

Ogni forma d’arte si presta a esprimere un concetto, un idea o un punto di vista particolare. La musica pure ha il potere di comunicare idee, ma a differenza delle altre forme artistiche la musica è in grado di rappresentare in maniera vivida le nostre emozioni.

A differenza delle altre il suono non riesce solo a rappresentarle, cosa che molte arti possono fare. La musica può trasmettere l’emozione che rappresenta in maniera molto più radicale. Per esempio sentendo la famosa 5A sinfonia di Beethoven è impossibile non percepire il fasto, la magnificenza che quelle note iniziali esprimo e tutto il mix di emozioni che trasmette il brano nei suoi piani e forti, crescendo e altri momenti compositivi.

5A sinfonia di Beethi

Spostandoci in tempi più moderni possiamo notare che a distanza di secoli le cose non sono cambiate. Ascoltando le note suonate dal Maestro Ezio Bosso possiamo ancora viaggiare nelle sue emozioni, nelle sue sensazioni e di conseguenza nelle sue idee. Grazie alla sua musica possiamo vedere il mondo come lo vedeva lui.

Ezio Bosso – Rain, In Your Black Eyes

Ma questo non è una prerogativa della musica colta, possiamo riscontrarlo anche in generi pop. Se ascoltiamo un pezzo soul è impossibile scappare dalla tranquillità trasmessa, dallo stato d’animo riflessivo che comporta quella canzone. Per esempio ascoltando On & On di Erykah Badu possiamo sentire tutte le sfumature di stati d’animo che le note possono esprimere.

Erykah Badu – On & On

O come non percepire la rabbia dei Rage Against The Machines che trasmettono tramite le sonorità pensanti delle chitarre distorte, batterie e voci?

Raige Against The Machines – Killing In The Name Of

Credo che sia impossibile sfuggire a queste dinamiche, sono così radicate in noi che possiamo dire che siano innate dell’essere umano. E’ anche interessate vedere come queste dinamiche e rappresentazioni delle emozioni siano globali. Il valore della musica è proprio la sua internazionalità espressiva. La musica si esprime in una miriade di “lingue e dialetti differenti” che tutta via non limitano la comunicazione del messaggio. Noi ascoltiamo una musica che parla con 7 note divise in 12 semitoni, gli intervalli con cui è codificata fanno parte della cultura occidentale. Ad’esempio la musica indiana segue schemi differenti dai nostri, ma riusciamo a comprendere quello che voleva trasmettere il Sitar di Anoushka Shankar pur essendo basata su scale micro-tonali molto diverse dalla nostra.

Anoushka Shankar – Land of gold

La musica rende le emozioni capibili da qualsiasi umano sulla terra di qualsiasi epoca. Questo fa si che due persone che non parlano la stessa lingua possano comunicare idee e sensazioni complesse tramite la musica. Questo fa si che la musica e le idee e l’emozioni che stanno dietro la musica stessa siano comprensibili per secoli e millenni dopo che sono state provate.

Il valore della musica, Economico

Negli ultimi decenni abbiamo assistito alla progressiva chiusura di orchestre (basti pensare alla sciagurata scelta della Rai di condensarne 4 in 1) e ad una riduzione della spesa pubblica destinata alla cultura (0,6 % del Pil, a fronte di una media UE dell’ 1,3%; dati Eurostat 2019) che ha prodotto una crisi generale del settore con il conseguente impoverimento dell’offerta ed una disaffezione del pubblico in un infernale circolo vizioso fino all’odierno corto circuito.

Citazione change.org

Il valore della musica non è misurabile solo in valori morali e storici. la musica fa parte nell’industria della cultura. Come tutte le altre industrie quindi possiamo analizarle da un punto di vista utilitaristico e quantitativo.

I dati sull’industria musicale variano sensibilmente in base allo studio preso in esame, per valutare il settore dal punto di vista economico farò riferimento alle fonti che ritengo più attendibili. in particolare mi riferirò a truenumber.it per i dati europei e allo studio io sono cultura per i dati aggiornati sul territorio italiano.

Prenderò in analisi punti oggettivi come fatturato, forza lavoro impiegata e esportazioni per analizzare i fatti.

Impiego di manodopera

Se il valore della musica è intrinseco è non misurabile e etereo, quello della manodopera che lo rende possibile è un valore concreto. La mano d’opera e il giro d’affari della cultura è un valore tangibile, misurabile e genera valore monetario spendibile sul mercato per molte persone.

Un’altro articolo in’oltre mostra come in Europa l’industria musicale sia tra le principali fonti di lavoro nel settore culturale.

Valore della musica, numero di addetti ai lavori nel settore culturale
Distribuizione dei lavoratori della cultura in europa

Io sono cultura i dati sull’occupazione

Lo studio io sono cultura invece mostra come nel 2019 in Italia il settore culturale e quello creativo impieghi 1,55 milioni di persone. Il dato è in forte aumento rispetto agli anni precedenti (+1.5%). e rappresenti il 6.1% dell’intera forza lavoro italiana. Io sono cultura divide l’attività culturale in due ambiti, Core e Driven. La componente core è la componente che produce cultura, mentre la parte Driven è composta dalle attività di contorno. Lo studio dice che la componente che lavora al “Core” del sistema culturale sia il 3.8% rispetto alla componente “Driven” di attività di contorno del 2.3% della totalità dei lavoratori italiani.

Tuttavia queste sono i dati per l’intero settore culturale, per quanto riguarda la musica si nota come il tasso di occupazione all’interno dell’industria sia calato del 2% rispetto al 2018, insieme al cinema, radio e TV.

Impiego nei vari settori della cultura paragone 2017-2019
Variazione della distribuzione interna dell’occupazione del settore culturale 2018-2019

Un’altro dato preoccupante è la quantità di lavoratori precari del settore della cultura rispetto a lavoratori a tempo determinato.Con una media di circa 15% di precari in ogni settore della cultura.

Precari e tempo determinato settore cultura

Fatturato del’industria

L’articolo di truenumber.it del 2017 ci mostra come tre anni fà il erano suddivisi gli introiti del settore culturale europeo.

Dati della suddivisone del fatturato dell'industria musicale europea nel 2017.

La cultura in Europa ha un giro di affari di 554 miliardi di euro annui. Purtroppo anche in questo caso la spartizione interna del settore non è equa. Il maggiore fatturato nel settore della cultura spetta alle arti visive, i cui introiti sono 127 miliardi, la pubblicità segue al secondo posto con un giro d’affari di 93 miliardi e al terzo posto la Televisione con un fatturato di oltre 89 miliardi. La musica è al quartultimo posto, prima di radio, videogames e cinema. Il fatturato dell’industria musicale è di 25 miliardi.

In italia

Secondo lo studio io sono cultura in italia il settore della cultura fattura direttamente circa 90 miliardi l’anno, circa il 6% del PIL. A questo dato bisogna sommare il contribuito essenziale che esso da al settore turistico, che migliora le sue performance grazie all’attrattiva del settore culturale italiano.

Nel suo complesso la cultura fornisce il 16% del valore aggiunto del tessuto economico italiano. Di questa ricchezza però 1/3 deriva da settori non culturali ma di contorno all’industria.

Come si evince dalla tabella però la musica è una dei settori culturali che riesce meno a trainare questo settore. Come vediamo dalle colonne delle percentuali sul peso nel settore economico, il valore della musica è 0 sia per quanto riguarda la produzione di valore aggiunto sia quella per quanto riguarda l’occupazione.

E’ difficile spiegare questo dislivello verso altri settori della cultura, e lo studio non lo indaga. Probabilmente è anche legato alla visione del settore che è sempre rilegato a una cosa frivola poco adatta agli adulti, o come una nicchia per pochi appassionati per quanto riguarda la musica colta. In’oltre credo che il dato escluda tutte quelle realtà semi-sommerse dove la musica viva realmente, concerti nei locali e piccoli eventi. Altro punto che penalizza la musica è il prolificare di servizi di streaming che spostano parte dei capitali verso altri stati, essendo gestiti da aziende americane.

A discapito della crescita dei settori culturali in italia si dimostra come la musica abbia perso 1.2% della capacità di generare PIL rispetto al 2017 e 2018.

valore della musica, valore aggiunto dei vari settori della cultura
Tabella comparativa sul valore aggiunto dei vari settori culturali 2017-218-2019

Investimenti statali nel settore

investimenti italiani nel settore della cultura

Dal testo della petizione che ho integrato all’inizio del capitolo si evince quanto la spesa pubblica al settore della cultura sia limitata e inferiore alla media europea. Addiritturai dati della petizione mostrano come sia stato speso ancora lo 0,1 in meno rispetto le stime del sito, valore che ammonta a milioni se messo in proporzione ai numeri. Secondo un articolo di truenumbers.it spendiamo in proporzione molto meno di stati meno abbienti quali l’Ungheria.

SOLO LO 0,7% DEL PIL, UN QUARTO DELL’UNGHERIA, METÀ DELLA FRANCIA. SIAMO TERZULTIMI IN EUROPA

truenumbers.it

Dobbiamo però valutare le recenti svolte poco democratiche dell’Ungheria, questo potrebbe influenzare a scopo propagandistico le spese sulla cultura da parte dello stato. Ma queste sono mie speculazioni, non ho dati a supporto di tale tesi.

Rimane il problema che in un paese come quello italiano dove il patrimonio artistico e culturale è così elevato, le spese per la cultura sono proporzionalmente minori rispetto ad altri paesi.

Esportazione dalla cultura

Valore della musica, export della cultura italiana 2017

La nostra esportazione di cultura sta in’oltre radicalmente calando. La cultura Italiana ha perso quel mordente che l’ha sempre contraddistinta e resa attrattiva al mondo intero.

Alcuni paesi come il Lussemburgo è la Polonia hanno notato un’aumento dell’export importante, anche oltre al 20%. Il nostro paese ha invece ridotto l’export del 2/3% nel settore culturale.

La musica italiana non riesce più a interessare le classifiche internazionali. Lo studio Io sono cultura rileva le cause di questa mancanza nell’indirizzo che la discografia italiana sta prendendo.

Sulla latitanza di artisti di presa universale influiscono lo spostamento verso una musica
dal dna più urbano e l’ormai esplicito cambiamento di rotta delle case discografiche
verso una produzione e un consumo più giovani. Vengono gettati nell’arena molti
più artisti, anche non del tutto pronti, e in questa fase non ci sono risorse (o voglia)
per prodotti che reggano al passare del tempo
: un sintomo sono i sempre maggiori
investimenti nei cosiddetti tormentoni estivi.

Io sono cultura 2019

Molto di questo calo a livello europeo pare essere dovuto al venire a meno dei supporti fisici su cui veniva venduta la cultura. La rivoluzione digitale sta abbattendo il mercato e l’industria su cui la circolazione della cultura si basava.Tra questo possiamo anche valutare la musica, che non essendo distribuita più su CD o vinile, si vede togliere una fetta importante dei guadagni e patire la crisi per tutte le aziende legate alla produzione e distribuzione dei supporti.

Bisogna ricordarsi che gli store digitali su cui si vendono ora molti beni culturali (libri, musica applicazioni etc etc) sono di proprietà americana. Questi store spostano il peso dell’export e gli introiti derivanti verso l’america.

Il settore della musica e il Covid-19

Valore della musica - La cultura ai tempi del covid

Il settore della cultura è fin’oggi riuscito a sopravvivere grazie agli eventi dal vivo. Gli eventi dal vivo sono un settore che è riuscito a sopravvivere ad oggi in quanto le nostre tecnologie non sono in grado di fornire quell’impatto emotivo che le rende così appetibili.

Il Covid-19 va a minare anche questi ultima sacca di resistenza dalla cultura. La produzione di eventi dal vivo ha dei costi di produzione non indifferenti. L’attrezzatura, le location e l’impiego di presone presenta un impegno economico importate, che nessun impresario è disposto a sostenere se non è possibile rientrare dei costi di produzione.

L’emergenza sanitaria ha imposto delle normative rigorose per il massimo numero di persone presenti dentro un evento. Questo numero ristretto non rende economicamente sostenibile creare una serie di eventi basati sulla larga affluenza di persone. Se le persone che possono usufruire dell’evento sono limitate il biglietto dovrà costare sensibilmente di più per sopperire i costi produttivi, limitando anche il numero di persone disposte a partecipare all’evento.

Anche se annunciati già in ottobre dei concerti più importanti è probabile che molti degli eventi che sono preannunciati e slittati a settembre siano rimandati all’estate prossima. Questo crea un buco di un intero anno nei bilanci di aziende e enti culturali che operano in questo settore.

Inoltre molto lavoro nel settore e di stampo precario. Sia musicisti che tecnici sono free lance, chiamati per lo specifico concerto/evento. Questa fetta dell’industria è a rischio. Si parla di professionisti altamente specializzati, con alle spalle anni di studio e investimento nell’approfondimento della propria arte/maestranza.

Tutta la amplissima fetta dei musicisti precari, utilizzata sistematicamente in tempi di normale attività, rimarrà a casa senza lavoro né reddito (ad oggi l’indennità Covid – bonus 600 euro terminerà con il mese di maggio).

Petizione Change.org

La petizione

Chiarisco subito una cosa, le petizioni su change.org non hanno realmente valore a livello legale. Non è possibile infatti controllare seriamente che siano firmate da persone reali e non da programmi informatici che le simulano. Il valore di questa petizione è più creare attenzione da parte dell’opinione pubblica al problema della musica, e più generalmente della cultura, in italia.

La petizione lavora sostanzialmente su 2 fronti.

Come prima cosa chiede sostanzialmente di instaurare quella rete di Wellfare e ammortizzatori sociali che sono carenti nell’ambito della cultura. Di limitare i precari in favore all’assunzione di lavoratori a tempo indeterminato per poter offrire stabilità al settore.

Come seconda cosa richiede valorizzare il sistema musicale italico tramite l’insegnamento nelle scuole dell’obbligo della musica.

Forse non sono le strade definitive, ma fare sentire il proprio sostegno al settore in questo momento di difficoltà credo sia la cosa giusta da fare.

La petizione

Il valore della musica, conclusioni

Con questo articolo ho voluto fare un viaggio nel valore della musica e della cultura. Anche si il settore della cultura di per se è in forte crescita, il settore della musica sta dimostrando una perdita di potere economico e culturale.

Conculsioni sull’industria della cultura

Anche se il mercato della cultura è in forte crescita, o almeno lo era nel periodo pre-covid, L’industria della musica non sta vedendo la crescita che tutti noi ci auspichiamo. Forse il problema risiede nella collocazione dell’industria musicale nell’immaginario collettivo italiano. L’Italia probabilmente considera la musica più vicina all’intrattenimento che alla cultura, provocando un disinteresse verso la forma d’arte.

E’ evidenziato dalla studio Io sono scultura come l’industria culturale abbia creato surplus e benessere al tessuto socio-economico italiano. Non c’è nessuna ragione per pensare che un maggiore supporto all’industria musicale non possa generare gli stessi risultati di circuiti museali e di altri beni artistici.

Maggiori investimenti nel settore della musica colta potrebbero generare un incremento al turismo di un ceto elevato, più disposto a spendere per servizi di qualità nel territorio. Mentre l’organizzazione di festival musicali più di stampo giovanile potrebbe incrementare turismo di ragazzi giovani.

Come si evince dallo studio Io sono cultura, per un maggior export di musica è necessario un cambio di rotta da parte dell’industria stessa. Concentrandosi eccessivamente il tormentone dell’estate, e la ricerca di novità, non si sta riuscendo a creare prodotti apprezzabili a un ampio pubblico internazionale.

Conclusioni sul valore morale della musica

La musica è sicuramente il mezzo adatto per regalare le proprie idee e le proprie emozioni all’eternità. Anche se l’opera musicale termina al finire dell’ultima coda sonora dell’ultimo strumento della composizione, il messaggio in sessa contenuto sarà capibile per i secoli e i millenni avvenire da ogni umano sulla terra.

Bisogna preservare e diffondere la cultura, è grazie alla cultura che sappiamo chi siamo e chi possiamo essere. Al contrario da quello che le parole del ministro affermano, con la cultura si mangia, con la cultura si ride, con la cultura si sogna e con la cultura sappiamo chi siamo. La nostra cultura in’oltre ci dice dove siamo e da dove veniamo. E’ anche grazie alla cultura che possiamo immaginare il percorso del nostro avvenire in maniera ponderata e razionale. Come ho detto nell’introduzione ho approfondito l’aspetto che più conosco della cultura, la musica. Il valore della cultura prescinde il mezzo con cui si esprime.

E’ dovere morale di ogni uomo partecipare alla cultura e non farla finire nell’oblio. Partecipare alla cultura non è difficile come si crede e permette di arricchire se stessi, il proprio pensiero e la propria visione del mondo. E’ diritto del popolo pretendere che l’accesso alla cultura non conosca bariere di alcun tipo.

La musica ha un grande valore, insegna ad ascoltare. Solo dall’ascolto può nascere il dialogo e la creazione di valori migliori per la nostra società.

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