La psicoacustica

Ciao è benvenuto su gregorioferraris.com. In questo articolo inizieremo il nostro viaggio nella percezione del suono: La psicoacustica. Infatti esistono sostanziali differenze tra il suono come fenomeno fisico e l’effetto che noi percepiamo.

Per capire la psicoacustica è molto utile avere una conoscenza delle basi del fenomeno sonoro. Se non hai mai approfondito gli argomenti nei seguenti link ti lascio gli approfondimenti necessari per la comprensione di questo articolo

Questo articolo non è sicuramente sufficiente ad indagare tutti gli aspetto della materia in questione. Anche se affronteremo dei temi molto importanti con questo articolo scalfiremo solo la superficie. Questo è il primo articolo di una serie di tre. In questo articolo approfondisco il funzionamento dell’interazione del nostro cervello con il suono, Spiegando le interazioni a livello più macroscopico, nel secondo approfondirò una serie di effetti percettivi molto interessanti e nel terzo approfondirà la percezione di suoni in diversi contesti.

psicoacustica definizione

Iniziamo a dare una definizione di psicoacustica:

psicoacustica Disciplina che studia i suoni in relazione alle sensazioni uditive da un punto di vista psicologico e fisiologico

Treccani

Cos’è la psicoacustica?

psicoacustica

Come dice la definizione la psicoacustica è la scienza che studia come il nostro cervello interagisce con gli stimoli sonori che riceve. La nostra percezione è profondamente diversa dalla realtà fisica del suono. La psicoacustica è un ambito ancora molto studiato. L’acustica e il funzionamento del nostro apparato uditivo sono stati decifrarti in maniera esaustiva dai ricercatori, poco sappiamo però di come il nostro cervello trasformi gli impulsi biochimici in una sensazione cosciente. La percezione di un suono varia in base molti fattori: distanza e posizione rispetto alla sorgente, le condizioni dell’apparato uditivo e la forma che il cervello da al suono ricevuto. In questo articolo analizzeremo quindi gli aspetti psicologici e fisiologici della percezione sonora, mettendo un focus specifico su quegli aspetti più coinvolti durante l’ascolto musicale

La percezione stereofonica

percezione stereofonica
percezione stereofonica

Uno degli effetti più significativi della psicoacustica e sicuramente la percezione stereofonica. Come ho spiegato nell’articolo sull’orecchio e la percezione stereofonica, la nostra percezione della direzionalità e percezione della spazialità di un suono coinvolge più profondamente il cervello che le orecchie. Percepiamo la stereofonia tramite le informazioni che riceviamo dalle due orecchie. Nella realtà non esiste il suono stereofonico. Noi percepiamo la stereofonia quando il nostro cervello individua differenze tra la percezione delle due orecchie. Il fronte d’onda emesso della sorgente è uno solo, cambia solo il modo in cui le nostre orecchie lo ricevono. Grazie allo studio di questo fenomeno siamo riusciti a sviluppare tecnologie stereofoniche per ingannare il nostro cervello; ma questi sono artefici umani impossibili in natura.

Come spiegato nell’articolo sopra citato, il nostro cervello è in grado di stabilire la direzione di arrivo di un suono grazie alle differenze tra le due orecchie. Le differenze che entrano in gioco coinvolgono ogni parametro di un suono.

Le differenze contano

percezione stereofonica!

Come abbiamo visto sono le differenze che ci permettono di individuare la posizione della sorgente sonora. Quando la sorgente è frontale a noi la percezione tra orecchio destro e sinistro è pressoché identica. Se spostiamo la sorgente rispetto al nostro asse centrale le cose cambiano. Facciamo un esempio per capire meglio quali differenze entrano in gioco. Supponiamo di percepire un’onda sonora dalla sorgente dal lato destro dispetto al nostro asse.

mascheramento della testa

Ombra acustica della testa.

Essendo che l’orecchio sinistro sarà parzialmente nascosto dalla testa, alcune frequenze verranno così attenuate dall’ombra acustica della testa stessa. Le frequenze più basse hanno una lunghezza d’onda maggiore e quindi supereranno la testa senza particolari problemi. Le frequenze con lunghezza d’onda pari o minore alla testa non riuscendo a superare l’ostacolo e verranno attenuate.

differenze di tempo/fase

Anche la distanza dell’orecchio sinistro rispetto alla sorgente sarà maggiore rispetto a quella del destro. L’aumento della distanza tra orecchio e sorgente significa un maggiore tempo tra emissione e percezione. Come abbiamo visto nell’articolo sul suono semplice, la fase di due segnali è un parametro temporale. Il suono percepito tra le due orecchie avrà differenze di fase più marcate all’aumentare della distanza della sorgente.

La distanza tra le orecchie è di circa 25 cm, applicando una semplice formula possiamo vedere quali frequenze hanno una lunghezza d’onda minore:

Frequenza (Hz) = velocita del suono(m/s)/ Lunghezza d’onda (m)

Quindi:

Frequenza (Hz) = 340/0.25= 1.360‬ Hz

Supponendo che le orecchie siano distanziate 25 cm tra loro, inizieranno a esserci distorsioni di fase intorno ai 1.360 Hz. Questo è abbastanza intuitivo e dimostra un fenomeno preciso. Su le frequenze più corte la correlazione di fase sarà molto minore rispetto alle frequenze più basse.

Differenze di volume

Anche il volume percepito tra le due orecchie varia. Dovendo percorrere distanze maggiori per raggiungere l’orecchio sinistro il suono dissiperà maggiore energia. Anche l’ostacolo della testa permette di fare disperdere energia sonora. Il nostro cervello utilizzerà questa differenza di volume per stabilire che il suono arriva da destra. La differenza di volumi è il metodo comunemente usato nel pan dei mixer (analogici, digitali o DAW) per ricreare la stereofonia.

Tirando le somme sulla sterofonia

Ovviamente ho banalizzato molto il concetto, escludendo l’operato del padiglione auricolare e l’impatto dell’intero orecchio esterno nel processo. Tuttavia con queste poche nozioni è già lampante di che ruolo abbia il nostro cervello nella decodifica del mondo esterno.

Il nostro cervello utilizzando tutte le informazioni precedentemente elencate, e mettendo a confronto i vari parametri, riuscirà a ricostruire l’esatta posizione della sorgente. Gli studiosi grazie all’analisi del funzionamento della percezione sono riusciti a decodificare pure delle soluzioni per simularlo dentro le sezioni di mix.

Percezione steroefonica binaurale Psicoacistica
Simulazione di risposta in frequenza di audio binaurale

Fusione binaurale

La psicoacustica definisce come fusione binaurale l’effetto per cui due segnali simili che arrivano contemporaneamente alle due orecchie come un terzo segnale differente. In altre parole il nostro cervello è in grado di creare un terzo segnale che nella realtà non esiste a partire da due segnali simili tra loro.

Come approfondirò nei prossimi articoli questa non è la sola illusione che il nostro cervello crea nella decodifica sonora. La psicoacustica ha notato come nostro cervello è facilmente ingannato.

Percezione della spazialità

E’ di competenza della psicoacustica anche comprendere la nostra percezione della spazialità. Anche se merita un articolo di approfondimento a parte trovo opportuno accennare al suo funzionamento.

Con riverbero solitamente si intende l’intero fenomeno della riflessione sonora in ambienti chiusi. In ambito tecnico classifichiamo le riflessioni di un suono in base al numero di volte che il suono viene riflesso prima di essere percepito. Il numero di riflessioni incide anche sul ordine di arrivo all’orecchio. Suddividiamo il fenomeno del riverbero solitamente in 3 momenti:

  • Suono diretto
  • Prime riflessioni
  • Campo riverberante

Il suono diretto è quella parte di suono che non incontra ostacoli prima di giungere a noi. Le prime riflessioni invece sono quelle onde sonore che incontrano un solo ostacolo prima di raggiungere il nostro orecchio. Il campo riverberante è invece composto da tutte le onde sonore che hanno subito minimo due riflessioni.

Riflessione negli spazzi chiusi

psicoacustica

Quando il suono incontra un ostacolo verrà riflesso nell’ambiente dissipando energia sonora. La riflessione del suono si basa sul principio di conservazione dell’energia, L’energia sonora che non verrà riflessa sarà trasformata in vibrazione meccanica e calore. Questo processo si ripeterà fino a che il suono non avrà esaurito il completamente la sua energia. In ambito tecnico viene definito RT60 il tempo nel quale un suono perde 60dB. Solitamente si considera estinto un suono dopo che decresce di 60dB in quanto è un valore accettabile nell’ambito di suoni comuni.

La riflessione viene molto influenzata dalle dimensioni e forma della stanza. Anche i materiali di cui sono composte le pareti saranno rilevanti per la riflessione del suono.

La riflessione delle onde sonore - Andrea Minini
riflessione di un suono

In stanze di grandi dimensioni le onde sonore dovranno affrontare percorsi più lunghi prima di incontrare un ostacolo e riflettersi. Il suono viaggia a velocità costante, percorsi più lunghi significano quindi riflessioni più distanziate nel tempo. La dimensione della stanza determina anche quali frequenze saranno più rilevanti nel riverbero. Le frequenze con lunghezza d’onda pari alle dimensioni della stanza, e i loro multipli, saranno amplificate maggiormente.

I materiali più riflettenti dissipano meno energia del fronte d’onda, riflettendo il suono con maggiore intensità. In virtù della minor dissipazione dell’energia sonora stanze più riflettenti sono caratterizzate da un maggiore numero di riflessioni. Il alzando così il valore del RT60. Al contrario una stanza rivestita di materiali più assorbenti dissipa molta energia sonora creando riflessioni più tenui. Tipicamente I materiali assorbenti sono di natura porosa e lavorano meglio sulle alte frequenze. Quindi spesso le stanze più assorbenti hanno un riverbero più povero in contenuto armonico caratterizzato da maggiori basse frequenze.

Suono diretto

Il suono diretto ci permette di localizzare la dimensione e la posizione di una sorgente sonora. Nel suono diretto sono connesse tutte le informazioni inerenti al timbro della sorgente sonora.

Prime riflessioni

Le prime riflessioni dovendo percorre più strada arriveranno in un momento successivo rispetto al suono diretto. Generalmente le prime riflessioni arrivano al nostro orecchio in un lasso di tempo compreso entro i 50 ms (millisecondi). Per l’effetto di precedenza (effetto di Hass) le riflessioni che arrivano prima dei 30-35 millisecondi saranno fuse con il suono diretto.

Le prime riflessioni sono caratterizzate da un volume inferiore rispetto al suono diretto. L’arco temporale che intercorre tra il suono diretto e le prime riflessioni ci informa sulla dimensione della stanza. Se la stanza è più grossa, il suono deve percorrere più strada per essere riflesso e raggiungere il nostro orecchio.

Le prime riflessioni sono la parte più “pericolosa” del fenomeno riverberante. Esse possono compromettere la qualità timbrica di un suono registrato, sopratutto quando fuse con il segnale originale. Essendo state riflesse solo una volta esse contengono ancora molto energia e contenuto armonico. Interagendo con la fase del segnale originale possono sfalsare il timbro di uno strumento o la percezione del fonico mentre esegue una delicata operazione con l’EQ.

Campo riverberante

Le riflessioni che per giungere al nostro orecchio vengono riflesse due o più volte compongono il campo riverberante. Questi fronti d’onda arrivano al nostro orecchio solitamente dopo i 50 millisecondi. Il campo riverberante è percepito come un flusso continuo di suono. Le riflessioni del campo riverberante sono caratterizzate da una progressiva diminuzione di ampiezza in base al tempo di arrivo. Cambia moltissimo anche il contenuto armonico da esse trasportato. La densità delle riflessioni del campo riverberante ci informa ulteriormente sulle dimensioni della stanza. analogamente alle prime riflessioni anche il campo riverberante deve compiere un percorso più lungo per raggiungere il mio orecchio.

Il parametro RT60 è invece un indicatore delle qualità assorbenti o riflettenti dell’ambiente intorno a noi. Avendo subito varie riflessioni le alte frequenze saranno molto attenuate rispetto al suono diretto. Pareti più riflettenti allungheranno il tempo di decadimento, e ridurrà drasticamente le alte frequenze.

L’apporto di basse frequenze genera una sensazione di “calore e corposità” nell’ascoltatore. Il campo riverberante aiuta anche ad allungare la release dei suoni e migliorando le code dei suoni.

Il nostro cervello usa anche il rapporto tra suono diretto e campo riverberante per stabilire la distanza dalla sorgente. Il suono diretto viene percepito con un volume direttamente proporzionale alla sua distanza con la sorgente. Il campo riverberante invece ha un valore costante fisso in ogni punto della stanza.

Percezione di ottva

La psicoacustica ha rilevato anche come il nostro cervello è in grado di individuare le ottave musicali. Il nostro ascolto risulta essere basato su un modello esponenziale, dove per avere un aumento di ottava occorre sempre raddoppiare l’intervallo tra le frequenze. Il nostro cervello percepisce due toni di frequenza doppia come la stessa nota traslata su due ottave successive. In questo modo due frequenze dove una ha un valore quadruplo rispetto all’altra saranno percepite come la stessa nota distanziata di 2 ottave. Facciamo un esempio:

Se la frequenza f2 a 440 Hz corrisponde al La3 da concerto, la frequenza f1 di 880 Hz sarà percepito come il La4, ovvero sempre un la ma un ottava sopra.

Allo stesso modo la frequenza f1 di 220 Hz sarà percepito come il la2, sempre un la ma un ottava sotto f2 di 440 Hz.

Il rapporto tra f1 e f3 sarà di 1:4 e la percezione disterà 2 ottave musicali.

psicoacustica
tabella delle frequenze fondamentali delle note in una scala con la3 a 440HZ, tratta da wikipedia

La suddivisione delle Ottave musicali è quindi un fattore culturale standardizzato dalla cultura europea. Esistono infatti altri modi di costruire le scale musicali. In oriente ad esempio la musica è statata evoluta su una struttura micro-tonale basata sui quarti di tono. Anche nella cultura europea l’intonazione degli strumenti non è univoca. La modalità standard di intonazione europea si basa sul La3 intonato a 440hz. Molti musicisti però apprezzano il così detto La verdiano intonato a 432Hz. Il concetto di base non cambia che si esegua una scala musicale occidentale, basata sui 432 Hz o micro-tonale. Ogni raddoppio di frequenza percepiamo un raddoppio di ottava.

mascheramento

Un altro studio della psicoacustica molto utile a noi fonici è quello inerente all’effetto del mascheramento. Il mascheramento è quel fenomeno per cui alcuni suoni sovrastano e nascondo gli altri. I motivi di ciò sono principalmente due: frequenza e volume. Anche se i due fenomeni sono interconnessi è più intuitivo suddividerli e affrontarli singolaramente.

Mascheramento di volume

Il mascheramento per effetto del volume è abbastanza intuitivo, succede ogni qualsiasi volta un suono più forte maschera un suono debole.

Questo effetto lo conosciamo bene tutti noi. Avete presente quando in un locale affollate un vostro amico parla quasi sussurrando e faticate a sentirlo a causa del tizio in fondo alla sala che urla? O quando a un concerto fate fatica a sentire il vostro amico anche se vi urla direttamente sul padiglione auricolare? Ecco in qui momenti siete soggetti a un fenomeno di mascheramento.

Un paragone che trovo molto esplicativo del funzionamento del mascheramento è quella di un bosco. Nel bosco i diversi alberi (suoni) competono l’un l’altro per raggiungere la luce (il nostro ascolto), Gli alberi troppo bassi (volume) verranno mascherati dal quelli più alti e non riceveranno la luce.

Mascheramento in frequenza

Analizziamo il processo di trasduzione della vibrazione acustica in stimolo biochimico. Il funzionamento di questo processo spiega il mascheramento in frequenza in maniera precisa. Quando il suono mette in vibrazione la membrana basilare della Coclea genera una sensazione uditiva. La frequenza che percepiamo è dovuta all’area in cui la membrana entra in risonanza, ogni area della membrana e associata a una frequenza diversa. La vibrazione tuttavia non riesce a far risuonare un punto così preciso da generare l’ascolto di una singola frequenza. La vibrazione coinvolgerà l’area circostante decrescendo d’intensità man mano che si allontana dall’epicentro della vibrazione. Due frequenze vicine daranno origine quindi a vibrazioni ella membrana che si sovrapporranno.

Nell’area di ricerca psicoacustica si usa solitamente parlare di banda critica per definire l’area in cui avviene il mascheramento. Il nostro sistema uditivo riesce a percepire nettamente due toni solamente quando essi non ricadono nelle rispettive bande critiche. Anche per i suoni complessi questo fenomeno è rilevante. Noi riusciamo a percepire tutte le componenti parziali di un suono solo se ricadono in diverse bande critiche.

Le bande critiche hanno un estensione quasi constante fino ai 500 Hz, con un leggero restringimento di quelle a intorno ai 100 Hz. Dopo i 500 Hz le bande critiche si allargano progressivamente del 20% rispetto alla frequenza di centro banda. L’intero spettro udibile viene suddiviso così in 25 bande critiche. La larghezza delle bande viene chiamata bark.

psicoacustica. Tabella bande di mascheramento (bark)
Tabella della larghezza di banda critica

Anche nel caso di mascheramento in frequenza ha un ruolo importante il rapporto di ampiezza dei due toni. In psicoacustica si chiama soglia di mascheramento di un tono l’intensità a cui un tono mascherato è percepibile anche in presenza di un tono smascheratore.

C’è da precisare però che non tutte le ricerca concordano sulla validità del concetto di banda critica. Alcuni ricercatori preferiscono adottare il modello del Larghezza di Banda Rettangolare Equivalente, o ERB. L’ERB è molto simile alla teoria della banda critica. A differenza della banda critica però questo modello porta il vantaggio di basarsi su modelli matematici precisi. La scala è stata creata sulla base di ascoltatori giovanili ed ascolti a volume moderato.

Mascheramento tonale/non tonale

Quando nello spettro del suono smascheratore è possibile riconoscere un tono si parla di mascheramento tonale. Nel caso il suono smascheratore sia un rumore di banda larga in cui è impossibile riconoscere un tono parliamo di mascheramento non tonale.

In linea generale in caso di mascheramento tonale un tono mascherato può essere anche molto più debole del tono smascheratore. Il mascheramento tonale è più efficace nelle frequenze vicine a quelle del tono mascheratore.

Un tono mascheratore a larga banda invece riesce a mascherare anche Toni con un ampiezza maggiori di decine di dB.

Mascheramento temporale

E’ da notare che l’effetto del mascheramento può estendersi anche oltre la durata reale del suono. In questo caso si definisce come mascheramento temporale. In altre parole gli effetti del mascheramento si estendono anche oltre la durata del suono mascheratore.

Gestire il mascheramento in mix

Anche se esula dai fini di questo articolo accenno a come evitare il mascheramento in fase di mix. Non vuole essere una trattazione esaustiva dell’argomento, ma più uno spunto di riflessione.

La prima cosa da capire è che un brano musicale funziona come un ecosistema. Ogni suono al suo interno riveste uno specifico ruolo e interagisce con gli altri. Con questo concetto chiaro in testa possiamo analizzare meglio il fenomeno.

Mascheramento come nemico


Esistono due modi per evitare il mascheramento durante un mix.

Il più facile è alzare il volume di un suono fino a che non è chiaramente percepibile. Chiaramente questo è un metodo non molto efficiente preso da solo, in questo modo si trasforma semplicemente il suono mascherato in suono smascheratore.

Il secondo consiste nell’effettuare equalizzazione mirate sui vari suoni per attenuare frequenze specifiche. Queste frequenze sono quelle che non contribuiscono al suono nel suo insieme e si perdono perché mascherate da altri suoni. Pulendo ogni suono si crea spazio per gli altri strumenti riducendo i vari fenomeni di mascheramento del brani. Anche una oculata gestione del pan e della stereofonia aiuta molto. Se si distribuiscono i suoni che tendono a mascherarsi sui due canali si limita molto il fenomeno.

Il mascheramento come alleato

Il mascheramento però può essere anche un alleato. Se si cerca di costruire timbriche nuove si possono lasciare mascherare due o più suoni tra loro. Questo genererà una fusione dei due suoni in un nuovo suono. Questa tecnica è molto utile per esempio nella gestione degli Ensemble e dei tappeti sonori. Immaginiamo un quartetto d’archi o di fiati. Se la partitura prevede che i 4 strumenti eseguano la stessa nota è bene che loro si mischino. Probabilmente nell’idea del produttore era proprio creare un “muro” di suono o un tappeto bello “compatto”. Vice versa se il focus della composizione è che ogni strumento esegua parti diverse allora è necessario tenerli ben distinti tra loro

le curve isofoniche

Le curve isofoniche descrivono una cosa ben nota in psicoacustica. A parità di dBspl il nostro cervello non percepisce tutte le frequenze allo stesso volume.

Nel 1933 presso i laboratori Bell gli studiosi Fleccer e Munson sottoposero a un esperimento un campione statisticamente rilevante di persone. Il risultato dell’esperimento evidenziò un aspetto molto curioso: per ottenere la stessa sensazione di volume a diverse frequenze è necessario una diversa pressione sonora. Gli studiosi Robinson e Dadson sulla base di quegli studi elaborarono un grafico che è tuttora uno standard internazionale (ISO 226).

Le curve sono famose con diversi nomi:

  • Curve di sensazione
  • curve isofoniche
  • curve di Fleccer & Munson.

Agli ascoltatori del test fu fatta ascoltare una serie di toni in confornto con una frequenza di 1.000 Hz per stabilire il rapporto tra volume e sensazione. L’unità di misura che il grafico ricrea è stata denominata Phon, la curva quindi descrive la pressione (dBspl) necessaria alle singole frequenze per ottenere una sensazione sonora analoga a quella del tono di 1.000 Hz.

psicoacustica: curve isofoniche
curve isofoniche

Come interpretare il grafico

Il grafico dimostra che per ottenere la stessa sensazione a diverse frequenze occorre diversa energia. Nelle basse e altissime frequenze è necessario che esse abbiano una maggiore pressione rispetto alle medio-alte frequenze. Le differenze tra pressione necessaria e phon tendendo ad appianarsi ad alte pressioni sonore. C’e da sottolineare però che la sensazione individuale varia da individuo a individuo, ma essendo statisticamente rilevante il grafico rappresenta la sensazione media di un essere umano.

Bisogna fare attenzione a non farsi ingannare dal grafico in quanto è contro intuitivo. Il grafico segna “‘l’energia sonora” necessaria a ottenere il la stessa sensazione sonora. Se si vuole invece interpretare la sensibilità delle orecchie a diverse frequenze è da leggere all’inverso.

area di udibilità

psicoacustica, Area dell'udibilità,

L’area dell’udibilità corrisponde alla zona del grafico in cui è possibile percepire una sensazione uditiva. Essa parte dalla curva degli 0 phon dove la sensazione sonora è minima, quasi inudibile, fino 120 phon dove la sensazione inizia a essere fastidiosa. Il fatto che nell’area più sensibile la curva di 0 phon combaci con gli 0 dB non è casuale. Tale livello corrisponde esattamente ai 20 micropascal di pressione atmosferica dove il nostro orecchio inizia a essere sensibile.

La curva superiore invece si aggira intorno ai 120/130 phon, se la pressione aumenta ancora il fastidio si trasforma in dolore fisico. Quando si è sottoposti a pressioni tali che il fastidio si trasforma in dolore è un segnale che si rischiano danni permanenti all’udito.

Conclusioni sulla psicoacustica

La psicoacustica è un argomento a mio parere molto interessante. Il funzionamento del nostro orecchio, affinato da migliaia di anni di evoluzione, dimostra come sia complesso il fenomeno dell’ascolto. L’interazione orecchio/cervello è un fenomeno non banale, fenomeno a cui dobbiamo molto. Grazie a quest’iterazione riusciamo non solo ad indagare il mondo intorno a noi, ma anche ad apprezzare la bellezza dell’arte. Il modo in cui noi percepiamo i toni, per esempio, e la loro distribuzione nelle ottave è quello che ha dato origine alla musica. La psicoacustica dimostra anche come sia soggettiva l’interpretazione a uno stimolo esterno oggettivo.

In questo articolo ho solo scalfito la superficie della materia, concentrandomi solo sugli effetti macroscopici. La psicoacustica è forse, al giorno d’oggi, l’ambito scientifico inerente alla musica maggiormente studiato. Come ho accennato durante l’articolo ancora non si conosce bene il funzionamento del nostro cervello. Non conoscendo a pieno il funzionamento del cervello sono ancora oscuri i meccanismi fisiologici che sottostanno alla trasformazione dello stimolo sonoro in una sensazione cosciente.

La psicoacustica credo che sia uno degli alleati più potenti del fonico. Credo fermamente che conoscere il funzionamento dell’orecchio, e la sua relazione con il cervello, ci permettano di fare scelte mirate in fase di mix.

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Il suono le fonti.

Manuale di acustica – F. A. Everest

Audio e multimedia -V. Lombardo & A. Valle

Imparare la tecnica del suono – M. Sacco

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